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solidaleDue classi del liceo “M.Martini” di Trento lo scorso 12 aprile hanno avuto la possibilità di vivere una originale esperienza di “didattica trasformativa” trascorrendo una intera giornata presso l'Associazione ARTUR, fondata da Maria Luisa Iavarone a seguito della violenza subita dal figlio Arturo, vittima di una babygang. Da questa brutta storia sono nate molte iniziative interesanti di sensibilizzazione e di formazione intorno al problema della violenza giovanile. In particolare, sono stati ideati percorsi di didattica immersiva tra studenti delle scuole ed educatori del Master in prevenzione del rischio co-diretto da Maria Luisa Iavarone e Luisa Varriale, entrambe docenti della stessa Università.
L’idea è di creare percorsi di peer-education tra educatori e studenti delle scuole che, pur provenendo da realtà molto diverse, si trovano “costretti” a lavorare assieme con soli 4 vincoli definiti: un tempo, un luogo, una relazione ed un prodotto da realizzare. In questa occasione i partecipanti avevano come compito realizzare una t-shirt craft, dipinta assieme, simbolicamente riferita all’esperienza vissuta.
Così ha commentato la prof. Maria Giovanna Franch, docente del Liceo “Martini”: “Per i ragazzi non è facile comprendere il fenomeno della microcriminalità giovanile. Il territorio trentino non presenta contesti di particolare conflittualità sociale, anche se culturalmente sono piuttosto diffusi stereotipi e idee pericolosamente xenofobe. L’occasione offerta dall’Associazione ARTUR, con il laboratorio di “Arti grafiche a sfondo sociale” condotto da Davide Bozza e i ragazzi del Master e la testimonianza dello stesso Arturo, ha permesso agli studenti di iniziare a comprendere un fenomeno complesso attraverso la pratica del fare e del mettersi in gioco. E noi crediamo che questa sia l’unica strada per attivare meccanismi di apprendimento più profondi”.
Molto positivo il bilancio dell’esperienza, riferisce la Iavarone, già contatta da altre scuole del nord-est del paese, interessate a vivere questo tipo di esperienza.
Il laboratorio grafico-espressivo, per il tramite del linguaggio iconico, ha insegnato a dialogare, a realizzare ponti e a raccontare a colori il mondo del sociale che a Napoli non deve perdere la sfumatura essenziale.... quella della speranza.

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