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downloadEcco di seguito un testo scritto dalla studentessa Chiara Guarnieri di 5 LISB.

Nato come commento al testo "Notturno" di Gabriele D'Annunzio, lo pubblichiamo come regalo e augurio di inizio anno per trovare la forza di rinascere: 

La prosa notturna scritta da D’Annunzio apre una nuova forma e un nuovo contenuto nei testi. Pubblicato nel 1921, il “Notturno”, ebbe un grande successo. D'annunzio ha perso quasi interamente la vista e, con l'aiuto della figlia, “la Sirenetta”, scrive singole frasi su striscioline di carta. L'opera è suddiviso in tre parti di cui il tema centrale è la malattia (cecità) del poeta. Il testo preso da noi in analisi è la prima parte della prosa, tuttavia è già comprensibile la nuova struttura dello scritto. Le frasi sono molto brevi e ricordano un altro importante poeta, Pascoli. D'Annunzio predilige le frasi semplici e non complesse ma ciò non significa che siano banali, anzi sintassi brevi, per entrambi gli autori, sono sinonimo di importanza attraverso le quali i poeti potevano esprimere un significato chiaro in forma più impattante. La prosa inoltre è scritta in prima persona dallo stesso protagonista che coincide con D’Annunzio, ciò permette al lettore di comprende, entrare e farsi coinvolgere dalla scrittura, quindi possiamo dire che è un testo autobiografico. Il Notturno ha un ritmo che muta con la narrazione: se in un primo momento può essere più calmo poi può diventare più ritmato grazie ad allitterazioni e parallelismi ma allo stesso utilizzo della punteggiatura. Il testo dunque arriva al lettore in modo completo come la musica di un’orchestra arriva con la sua intensità di suono all’ascoltatore. I testi, non solo questo, di D’Annunzio vengono così paragonati ad un'orchestra nella quale il protagonista riesce ad esprimersi appieno; non solo perché presenta l’esteriorità come già anticipato dai naturalisti bensì e soprattutto l’interiorità dell’individuo la quale assume un valore molto importante perché è questa che permette di avvicinarci alla realtà e alla bellezza. Dunque, come scrittore decadente, cerca di inserire l’inconscio, i sogni, i desideri, le paure del soggetto perché lo costituiscono e sono necessarie allo sviluppo della persona. La scrittura è un amalgama tra una scrittura moderna e il ritorno a quella tradizionale, quale per esempio il latino o termini relativi alla classicità. La prosa riporta continuamente a concetti sensoriali in primis il tatto, a causa della cecità del protagonista, come ad esempio la frase “Il pollice e il medio della mano destra poggiati su gli orli della lista la fanno scorrere via via che la parola è scritta”. E’ presente anche il senso della vista come si può notare dalla seguente frase “Scrivo sopra una stretta lista di carta che contiene una riga”.  

Il testo è proprio come una sinfonia di un'orchestra in un momento tranquilla e delicata ma poi impetuosa e forte, entrambe fondamentali per colpire l’ascoltatore e per poter far arrivare il vero significato alla persona che ascolta. Questa è la magia dei testi di D’Annunzio: il coinvolgimento totale in questa musica e scrittura sensoriale e sensuale. 

Il contenuto del testo è davvero molto importante e riprende appieno il concetto del decadentismo che indaga l’inconscio, la sede irrazionale dell’uomo, come le pulsioni. Questi, secondo lo scrittore, costituivano per la maggior parte la realtà come individuava il filosofo Sigmund Freud con la sua analisi sull’uomo. 

Il movimento che rappresenta per la maggior parte questi testi è l’estetismo, ossia quella corrente riguardante l’esaltazione della bellezza che va oltre i principi morali. Dunque D’Annunzio è alla ricerca sempre di questa bellezza che come i simbolisti francesi non potrà mai raggiungere ma che gli permetterà comunque di avvicinarsi per lo meno di più rispetto agli altri al senso di perfezione. Una delle frasi più importanti di D’annunzio è “Fate della vostra vita come si fa di un’opera d’arte”, l’opera d’arte intesa non solo come un quadro ma qualsiasi cosa che crei bellezza, una sinfonia, le sculture, la scrittura ecc. E’ proprio così che D’Annunzio ricerca sempre la bellezza anche nella sua stessa vita; tanto che nella casa sul lago di Garda, il Vittoriale, che in una parola rappresenta il kitsch, ovvero il possedere moltissime cose belle costose e differenti tra loro che poi le portano ad essere quasi inadeguate e banali, perché portano all’eccesso. Anche nel testo, come è possibile leggere, nonostante si trovi a letto, “in questa tomba o sepolcro”, come riporta lui nello scritto, impossibilitato a muoversi, ricerca comunque questa bellezza attraverso la scrittura. Probabilmente la malattia che lo colpì rappresenta quella che per i decadenti è la società o la conseguenza del vivere una società in cui non si ritrovano mentre la scrittura è l’ancora di salvezza del poeta è la bellezza. Dunque come nello stesso titolo di Baudelaire “I fiori del male”, anche in questo testo vi è il concetto secondo il quale, nonostante l’individuo si ritrovi in una società degradata e che non gli appartiene, c’è sempre e comunque una bellezza da ricercare e da scoprire e talvolta bisogna appunto passare dal male per comprendere l’importanza e la bellezza delle cose, come per D’Annunzio è la scrittura. Nel testo si capisce che per lui la scrittura è tutto perché per lui questa passione gli permette di avvicinarsi a quella bellezza; come si può comprendere nella seguente frase “Sorrisi d’un sorriso che nessuno vide nell’ombra quando udii il suono della carta...”. Inoltre nella prosa è possibile notare che per quanto il corpo sia fermo la mente invece vaghi, viaggi nei pensieri del poeta come accade nel “Il Piacere” quando il protagonista aspetta Elena la propria amata nella carrozza. La mente viaggia molto di più di quanto il corpo possa mai fare, probabilmente la ricchezza dell’essere umano è proprio questo; attraverso il sapere e la conoscenza poter fare viaggi incredibili senza che il corpo si muova e gli uomini senza censurare l’interiorità di se stessi potranno vivere una vita cercando quella bellezza superiore che gli scrittori decadenti tanto indagano. Tuttavia questa bellezza non potrà mai essere raggiunta; gli scrittori ma come tutti gli individui rimarranno albatri legati alla società, alla parte negativa della vita. Per i decadenti, come appena riportato e come pensa lo stesso d’Annunzio, l’orrore della vita sta appunto nella società e questo concetto è molto profondo.  

Oggi questo non solo può essere costituito dall’ambiente in cui si vive ma da qualsiasi cosa: un risultato non ottenuto, un esame non superato, una malattia non sconfitta, una pandemia che dilaga, l’inquinamento che distrugge, l’egoismo degli uomini. Tutti aspetti negativi ma che permettono comunque la crescita dell’uomo; altrimenti, se l’uomo fosse già arrivato alla bellezza, si ritroverebbe in uno stato di noia come Emma in “Madame Bovary” pieno di insoddisfazioni, invece probabilmente così l’individuo, cercando di combattere il negativo, allo stesso tempo riceve degli stimoli. Per un esame non superato trovare la forza di andare avanti e impegnarsi ancora di più per dimostrare che ce la si può fare. La pandemia, nonostante sia negativa, può essere uno stimolo all’innovazione nella scienza alla cooperazione sociale. Ancora, come nel testo di D'Annunzio, la cecità non ferma lo scrittore, ma anzi è uno stimolo per uscire dal buio e rifugiarsi in qualcosa di più bello che altrimenti non avrebbe ricercato, la scrittura. Insomma come già

riportato sopra “I fiori del male” rappresentano il decadentismo, la ricerca del bello dove non sembra esserci, come le Myriacae (tamerici), che nascono in terreni aridi come il deserto. Sono proprio le parti negative talvolta che ci rendono unici altrimenti saremmo tutti omologati e alla fine, come è possibile notare nel testo di Oscar Wilde “Il ritratto di Dorian Gray”, cercando di essere perfetti e spostando sul quadro il male della vita alla fine Dorian, non reggendo il confronto, decide di uccidersi. Questo mette in luce come la vita debba essere accettata nelle sue sfaccettature talvolta negative cercando però sempre di costruire bellezza, arte, come gli scrittori decadenti.

Chiara Guarnieri, 5 LISB