23.03.2026
Noemi Chini, studentessa dell’Istituto di Istruzione Superiore Martino Martini di Mezzolombardo, è tra i 501 tedofori selezionati in tutta Italia per la staffetta della Fiamma Paralimpica Milano- Cortina 2026. Ha avuto l’onore di portare la Fiamma venerdì 6 marzo a Verona, nell’ultima tappa della staffetta partita il 24 febbraio da Torino che ha condotto la torcia fino all’ Arena in occasione della cerimonia di apertura dei Giochi.

Ma chi è Noemi?
Originaria di Taio, è una ragazza di 15 anni determinata e caparbia: basti pensare che nel 2023 a soli 13 anni ha conquistato il titolo di campionessa italiana di slalom gigante e slalom speciale a Cortina.
“Sono da sempre in sedia a rotelle, a causa di una condizione congenita con cui sono nata.
Da qualche anno faccio parte della squadra nazionale giovanile di sci alpino paralimpico: gareggio a livello nazionale nella categoria sitting.
Mi piace la mia squadra, ho occasione di trovarmi e condividere una passione con persone che condividono con me l’esperienza della disabilità.

Cosa ti ha avvicinato al mondo dello sport?
“In realtà tutto è iniziato un po’ per caso grazie a mio fratello (e un po’, diciamolo, anche grazie ai miei genitori), perché Daniele voleva iscriversi ad un gruppo sciistico amatoriale ad Andalo. Quando gli istruttori mi hanno visto e hanno notato la mia curiosità, mi hanno detto che esistevano appositi gruppi di allenamento anche per le persone con difficoltà motorie. Questa scoperta mi ha avvicinato per la prima volta al mondo dello sport paralimpico.”
Tu non pensavi fino a quel momento di poter far parte di una squadra, di poter praticare uno sport?
“No, non ci avevo mai pensato, anche perchè avevo solo 8 anni ed ero ancora piccola. Ho pensato sin da subito che mi sarebbe piaciuto provare così, per divertimento. La prima volta che sono salita sullo sci ho realizzato che quello era il mio sport e così non ho più smesso.”
Come mai proprio lo sci?
“Mi piace il senso di libertà che ti regala questa disciplina: scendere la pista come vuoi, seguendo i tuoi ritmi e le tue traiettorie, il fresco dell’aria sulla pelle, staccare la testa e concentrarti solo sul qui ed ora. E’ vero, quando sei in una squadra devi sottostare a delle regole e ascoltare gli allenatori però alla fine lo fanno per il tuo bene e per farti migliorare la tecnica, quindi è anche un’occasione di crescita ed apprendimento.
Pensi che lo sci e lo sport in generale ti abbiano aiutato a costruire la persona che sei adesso, a modellare l’immagine che hai di te e della tua condizione?
“Sicuramente, appena ho iniziato a sciare non avrei mai pensato di arrivare ai livelli a cui mi trovo adesso. La confidenza che ho ora con lo sci me la porto dietro anche nella vita di tutti i giorni: se prima non credevo di riuscire ad arrivare così in alto, a raggiungere traguardi così importanti, ora so che credere in se stessi ti avvicina a qualsiasi obiettivo. Questo vale per tutto: nello sport, nella scuola, nell’amicizia…
Sciare mi ha aiutato ad essere più coraggiosa, che è un tratto di personalità che ho sempre avuto ma che dopo l’operazione era andato un po’ scemando. Gareggiare mi fa sentire forte e sicura di me, e questa caratteristica poi influenza anche la mia vita privata… eccetto quando parliamo di verifiche ed interrogazioni, lì non sono coraggiosa per niente!
Rispetto ai giochi invernali 2026 che, essendo tu una grande sportiva immagino avrai seguito, come ci si sente ad essere selezionata per portare la Fiamma?
“Sono molto felice e direi anche orgogliosa, anche perché non è un’esperienza che tutti possono fare, soprattutto quando si è così giovani. Un’esperienza del genere a 15 anni, quando lo sport è la tua più grande passione, è un’emozione intensa.”
Cosa simboleggia per te portare la fiamma dei giochi paraolimpici Milano-Cortina 2026?
“Simboleggia l’unione e la fratellanza, perché credo che lo sport abbia il grande merito di unire nelle diversità e metterci tutti sullo stesso piano: chi si impegna ce la fa, punto. Inoltre, il fatto di avere un evento così importante a livello mondiale dedicato alle persone con disabilità è fondamentale, perché finalmente passa il messaggio che lo sport è per tutti e di tutti. Portare il simbolo di questo messaggio mi rende fiera.
La tua classe è venuta a vederti il 6 marzo a Verona, quando assieme ad altri giovani atleti hai accompagnato la Fiamma all’Arena per la cerimonia di apertura dei giochi. Come ti fa sentire il fatto che i tuoi compagni ti abbiano seguito in questa avventura?
“Mi rende molto felice, sento il loro supporto. Mi dispiace solo che non tutti possano essere essere presenti, ma l’emozione di avere lì le persone con cui condivido la maggior parte delle mie giornate è stata indescrivibile. “
Possiamo dire che il tuo essere tedofora, il tuo portare la fiamma è il preludio di una futura partecipazione come atleta a questi giochi paralimpici?
“Lo spero! Se riuscirò a classificarmi spero un giorno di gareggiare alle paralimpiadi in rappresentanza del mio sport per l’Italia. Sarebbe molto bello provare anche a vincere, a vincerle quando avrò l’età per partecipare e mi sentirò abbastanza pronta. Nel frattempo
sarò felice di mettermi in gioco nelle gare agonistiche che mi permetteranno anche di confrontarmi con altre giovani avversarie: magari non vincerò, però spingermi oltre i miei limiti mi aiuterà a crescere”.
La classe di Noemi, la 1B del Liceo delle scienze umane ad indirizzo economico sociale, ha accompagnato la ragazza in questo percorso mostrando sin da subito grande interesse e coinvolgimento. Venerdì 6 marzo, accompagnati dai docenti Costanza Tenaglia e Nicola Gretter, i ragazzi sono andati a Verona per accompagnare Noemi nel tratto a lei assegnato e mostrarle tutto il loro supporto.
“E’ stata un’emozione fortissima, ci siamo sentiti parte di qualcosa di grande” concordano insegnanti ed alunni.
L’uscita si è rivelata un’ottima occasione per riflettere con i ragazzi sui valori di inclusione, accessibilità ma soprattutto amicizia: un’esperienza di crescita che li accompagnerà per tutti i cinque anni di Liceo.
Articolo e intervista a cura di Costanza Tenaglia, Docente IIS Martino Martini